Lesioni Muscolari degli Hamstring
Le lesioni a livello della muscolatura posteriore della coscia (hamstring) possono essere causate da una rapida contrazione o da un eccessivo allungamento del muscolo; questo comporta un elevato stress meccanico al gruppo formato da semimembranoso, semitendinoso e bicipite femorale.
In seguito a questo evento può verificarsi un danno, più o meno esteso, alle fibre muscolari: la lesione può variare dal semplice stiramento senza interruzione delle fibre, allo strappo di 1°, 2° o 3° grado. Sarà opportuno quantificare il danno per impostare il corretto piano di trattamento e comunicare al paziente i tempi di recupero e RTP (return to play).
Gli infortuni agli hamstring sono comuni negli sport in cui c’è un’alta richiesta energetica, in particolare dove si eseguono sprint, salti o cambi di direzione (ad es. nel calcio, dove rappresentano le lesioni più frequenti).
Fortunatamente, negli ultimi anni sono stati sviluppati dei protocolli preventivi pre-season che sembrano garantire risultati promettenti.
Epidemiologia ed eziologia
Le cause e gli esatti meccanismi di un infortunio ai muscoli posteriori della coscia non sono ancora del tutto chiare. Nella seconda metà della fase di volo (swing phase), gli hamstring si trovano nello stato di allungamento massimo, nel quale viene generata la massima tensione. In questa fase, la contrazione degli hamstring avviene in maniera eccentrica, allo scopo di decelerare la flessione dell’anca e l’estensione della gamba. Proprio in questo momento, si raggiunge un picco di attività dei fusi neuro-muscolari e un contemporaneo rilassamento riflesso del quadricipite. Se in questa fase delicata dovesse venir meno la coordinazione tra muscolatura anteriore e posteriore della coscia è possibile andare incontro ad infortunio.
Fattori di rischio e presentazione clinica
Esistono diversi fattori di rischio che possono contribuire all’insorgenza di un infortunio agli hamstring. Fra quelli riportati più di frequente in letteratura (Opar et al., 2012) ricordiamo:
• Età avanzata
• Infortunio precedente al ginocchio
• Fatica eccessiva
• Lesione precedente al polpaccio
Il paziente, come in qualsiasi altra lesione muscolare, si presenterà con dolore localizzato, che può essere più o meno severo, descritto spesso come una “fitta” o “dolore lancinante”. Talvolta, è possibile notare gonfiore e/o ecchimosi, anche diversi giorni dopo l’infortunio.
Durante l’anamnesi, il paziente racconterà di avere avvertito una fitta improvvisa conseguente ad uno sprint, ad un salto o ad una decelerazione. Raramente possiamo trovarci di fronte ad intorpidimento, formicolio o debolezza dei muscoli distali degli arti inferiori.
A seconda della lesione, classificheremo l’infortunio in (Petersen & Hölmich, 2005):
• Grado 1: lesione soltanto di alcune fibre. Il dolore solitamente aumenta il giorno successivo. Il cammino non è compromesso.
• Grado 2: lesione di circa la metà delle fibre muscolari. Dolore acuto, leggero gonfiore e perdita di funzione. Dolore riprodotto alla palpazione o alla contrazione concentrica/eccentrica del muscolo.
• Grado 3: più della metà delle fibre lesionate. Spesso è coinvolto anche l’aspetto tendineo del muscolo. Presente forte gonfiore e dolore, con una perdita totale della funzionalità ed impossibilità nel cammino.

Trattamento riabilitativo
Il programma riabilitativo avrà come fine ultimo quello di ripristinare al massimo la funzione del paziente, riducendo al minimo la probabilità di recidiva e riportando il paziente al livello precedente di performance. Purtroppo, ad oggi, queste lesioni rimangono una sfida sia per l’atleta, sia per il team riabilitativo, che spesso si trova costretto a prendere decisioni azzardate. Infatti, un terzo di queste lesioni tendono ad avere recidive entro il primo anno dal ritorno allo sport (Heiderscheit et al., 2010)
Il programma riabilitativo dovrà in primo luogo (1° fase) adottare il protocollo P.O.L.I.C.E., basato su protezione, carico ottimale (optimal loading), ghiaccio, compressione ed elevazione. In questa fase si dovranno preferire esercizi isometrici, sia per la muscolatura della coscia, che dell’anca.
Negli ultimi anni, alcuni autori hanno cercato di aggiornare ulteriormente il protocollo di gestione delle lesioni dei tessuti molli, dando vita all’acronimo PEACE & LOVE (Dubois, B., & Esculier, J. F. 2020) per indicare quanto segue:
P = Protection
E = Elevation
A = Avoid Anti-Inflammatory
C = Compression
E = Education
L = Load
O = Optimism
V = Vascularization
E = Exercise
Nei primi giorni subito successivi al trauma si deve: Protect (proteggere), Elevate (elevare), Avoid anti-inflammatory (evitare anti-infiammatori), Compress (comprimere) ed Educate (educare il paziente).
Una volta superato il periodo iniziale si può cominciare con un approccio più attivo, utilizzando la 2° parte dell’acronimo: Load (caricare), Optimism (essere ottimisti), Vascularization (favorire la vascolarizzazione) ed Exercise (fare esercizio).
Indicativamente dalla 3° alla 12° settimana (2° fase) sarà opportuno iniziare ad effettuare esercizi (concentrici ed eccentrici) per aumentare gradualmente la capacità di carico della zona. Dovrà essere ripristinato il controllo neuro-muscolare, con un aumento dei movimenti funzionali legati al tipo di gesto sportivo praticato dall’atleta. Nella terza ed ultima fase, quando i sintomi saranno assenti in tutte le attività, avverrà il ritorno in campo con lo scopo di effettuare la rieducazione al gesto sport-specifico.
Conclusioni
La lesione dei muscoli posteriori della coscia rappresenta ad oggi una problematica davvero importante, soprattutto a livello sportivo. I tempi di recupero sono lunghi e, spesso, la fretta di rientrare in campo precocemente non permette il rispetto di tutte le fasi riabilitative, con conseguenti lesioni recidivanti. Per questo motivo, è opportuno affidarsi a personale esperto e competente per beneficiare al massimo sia di un programma riabilitativo, sia di un programma preventivo.
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Riferimenti:
- Ernlund L, Vieira LD. Hamstring injuries: update article. Revista brasileira de ortopedia. 2017 Aug;52(4):373-82
- Malliaropoulos N, Korakakis V, Christodoulou D,Padhiar N, Pyne D, Giakas G et al. Development and validation of a questionnaire (FASH–Functional Assessment Scale for Acute Hamstring Injuries): to measure the severity and impact of symptoms on function and sports ability in patients with acute hamstring injuries. Br J Sports Med. 2014: 48:1607-12.
- Tyler TF, Schmitt BM, Nicholas SJ, McHugh M. Rehabilitation After Hamstring Strain Injury Emphasizing Eccentric Strengthening at Long Muscle Lengths: Results of Long Term Follow-up. J Sport Rehabil. 2016
- Opar, David A., Morgan D. Williams, and Anthony J. Shield. “Hamstring strain injuries.” Sports medicine 42.3 (2012): 209-226.
- Petersen, J., and P. Hölmich. “Evidence based prevention of hamstring injuries in sport.” British journal of sports medicine 39.6 (2005): 319-323.
- Heiderscheit, Bryan C., et al. “Hamstring strain injuries: recommendations for diagnosis, rehabilitation, and injury prevention.” journal of orthopaedic & sports physical therapy 40.2 (2010): 67-81.
